Gruppo Gutai: il movimento artistico giapponese dimenticato
- Gaia Alfieri
- 19 feb 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Una Rivoluzione nell’Arte del Dopoguerra
Nato in Giappone nel 1954 grazie all’iniziativa dell’artista Jirō Yoshihara, il Gruppo Gutai (Gutai Bijutsu Kyōkai) rappresentò una delle avanguardie artistiche più radicali del XX secolo. Il termine Gutai significa “concreto”, riflettendo il desiderio del collettivo di superare la pittura tradizionale e creare opere che mettessero in dialogo il corpo, il movimento e la materia.
I membri del gruppo sperimentavano con azioni performative, installazioni immersive e materiali non convenzionali, trasformando l’arte in un’esperienza diretta e sensoriale. Nei loro lavori, il gesto creativo era tanto importante quanto l’opera finita: un’idea che anticipava il movimento dell’arte concettuale e della performance art.
Tra le loro opere più celebri troviamo le azioni di Kazuo Shiraga, che dipingeva con i piedi scivolando sulla tela, e le installazioni interattive di Atsuko Tanaka, come il suo iconico "Electric Dress", un abito composto da lampadine colorate.
Ma oltre a rivoluzionare il concetto di arte, il Gutai si distinse per il suo approccio educativo innovativo, che considerava il gioco e la sperimentazione elementi essenziali della creatività.


Arte e Gioco: Il Valore Pedagogico del gruppo Gutai
Il Gutai non si limitò a creare opere rivoluzionarie, ma sviluppò anche un approccio educativo sperimentale, che trovò applicazione in laboratori e iniziative dedicate ai più giovani. Sebbene non abbiano mai strutturato un progetto ufficiale, il loro pensiero ispirò molte pratiche artistiche dedicate all’infanzia.
In particolare, i membri del Gutai incoraggiavano i bambini a creare senza imposizioni, utilizzando materiali inusuali, azioni fisiche e spazi aperti. Questa filosofia era in netto contrasto con l’educazione artistica tradizionale, spesso rigida e accademica.
Nei loro workshop, i piccoli artisti non erano istruiti a “disegnare bene”, ma a esplorare liberamente il colore, la forma e il gesto, senza paura di sbagliare. Questo approccio anticipa molte pratiche moderne di arte terapia e pedagogia creativa, che oggi troviamo in scuole, musei e centri educativi.


L’eredità Gutai nell’Educazione Artistica
Sebbene il gruppo si sia sciolto nel 1972, il suo impatto è ancora vivo. Il loro spirito di sperimentazione e libertà espressiva ha influenzato movimenti artistici internazionali e continua a ispirare insegnanti, artisti e educatori.
Oggi, laboratori d’arte per bambini, programmi educativi museali e approcci pedagogici innovativi si basano su idee simili a quelle sperimentate dal Gutai: l’arte come gioco, esperienza e possibilità.
Se l’arte non fosse solo un prodotto finale, ma un processo di scoperta e meraviglia?
Riferimenti:
GUGGENHEIM NEW YORK, https://www.guggenheim.org/teaching-materials/gutai-splendid-playground/play
Tanaka Atsuko, “From Kirin Children’s Art Exhibition: To Mothers, 1956,” trans. Reiko Tomii, in Ming Tiampo, ed., Electrifying Art: Atsuko Tanaka 1954–1968, exh. cat. (Vancouver: Morris and Helen Belkin Art Gallery, University of British Columbia; New York: Grey Art Gallery, New York University, 2004), p. 101. Originally published as “Kirin kodomo bijutsu ten kara: Okasama gata e,” Kirin 9, no. 3 (Mar. 1956).
Shimamoto Shozo, “The Mambo and Painting,” in Fukkokuban Gutai/Gutai: Facsimile Edition (Tokyo: Geika Shoin, 2010), p. 19. Originally published as “Mambo to kaiga,” Gutai 3 (Oct. 1955), unpaginated.



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