Gli Oggetti Parlanti | Nuove narrazioni a scuola e al museo
- Gaia Alfieri
- 26 apr 2024
- Tempo di lettura: 3 min
Quegli oggetti hanno un'eloquenza che nessuna maestra potrebbe mai raggiungere: prendimi, dicono; conservami intatto; mettimi nel mio posto.
M.Montessori, La scoperta del Bambino, Garzanti 2003
Viviamo circondati da oggetti (sì, anche le opere d'arte) e gli oggetti che ci circondano ci definiscono e parlano per noi. Il nostro modo di vestire, l'auto che possediamo, gli utensili che prediligiamo e così via... Non è un caso che siano proprio degli oggetti i protagonisti dei musei. Il British Museum ha dedicato una mostra e un intero progetto educativo al tema della didattica dell'ogetto, individuando 100 oggetti fondamentali per la storia dell'umanità e della cultura britannica.
La didattica dell’oggetto sebbene affondi le proprie radici nell’archeologia, è un approccio abbastanza recente. Bisogna infatti aspettare Maria Montessori per vederne formulate le basi: fu la prima a enunciare l'assioma secondo cui “gli oggetti insegnano”. Per la Montessori l'oggetto non è infatti un semplice accessorio all'attività educativa, ma un elemento centrale per l'apprendimento poiché la relazione sensoriale che si instaura fra bambini e oggetti conduceva ad un apprendimento ludico. Inoltre, sosteneva che l'uso degli oggetti aiutava a coltivare i sensi a sviluppare e a correggere errori rendendo il bambino autonomo. Gli oggetti possono diventare anche il punto di partenza della nostra immaginazione (infantile e adulta) attraverso il gioco simbolico.

Obiettivi e benefici della didattica dell'oggetto
Attuare la didattica dell’oggetto vuol dire riattivare il rapporto diretto con le cose che nel tempo abbiamo perduto a causa di una sempre più forte virtualizzazione. Inoltre, fare didattica attraverso gli oggetti permette di:
Fissare l’immagine del concetto di cui l’oggetto è portatore;
Adoperare il metodo ipotetico-deduttivo che è alla base della ricerca storica e scientifica;
Adoperare il metodo induttivo passando dal particolare al generale e viceversa che la didattica oggettuale può consentire;
Sviluppare l’immaginazione;
Supportare la memoria durante le fasi di apprendimento poiché quando ricordiamo come è fatto un oggetto attiviamo una catena di concetti istantaneamente collegati ad esso;
Tenere alta l’attenzione dei bambini con più facilità (soprattutto a scuola dove gli oggetti vengono ancora scarsamente impiegati)
Strategie e buone pratiche
Gli oggetti museali vengono spesso isolati dal contesto sociale e umano, presentati come reliquie o manifestazioni dell’Assoluto, complice il fatto che non si possano toccare. Tuttavia, gli oggetti che oggi sono conservati nei musei un tempo erano oggetti di vita quotidiana, repliche di altri oggetti, oggetti familiari, domestici e dal valore affettivo.
Il potere delle emozioni
Se un oggetto risulta familiare è probabile che si attivi una componente emotiva importante ai fini dell’apprendimento. Attraverso le emozioni tendiamo a mettere in relazione le nostre conoscenze su quello stesso oggetto.
Il pensiero divergente
Una ciotola non è solo una ciotola. Se è nostra, può essere un regalo della nonna, magari comprata dalla sua nonna tempo addietro. Possiamo scoprire che è una porcellana, preziosa o comune, possiamo capire la sua forma e la sua decorazione ecc...
Insomma, aprendo la mente, quella ciotola non è più solo una ciotola ma un raccontastorie. Possiamo infatti entrarne dentro, porci domande e creare collegamenti con il passato perché la storia, alla fine, è solo un eterno ritorno.
Infinite possibilità narrative
In conclusione, osservando e facendo esperienza di qualunque oggetto, possiamo compiere riflessioni morfologiche, funzionali, tecniche, economiche, sociologiche, estetiche o artistiche e storico culturali. Quante possibilità narrative si possono aprire così? Quanti modi esistono di raccontare uno stesso oggetto negli exhibit museali, nelle attività didattiche o a scuola?



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